Pronto Badante regionale, 9.000 telefonate al numero verde nei primi cinque mesi… ma per i pensionati CGIL ci sono dei dubbi

Stanno per scadere i primi cinque mesi dall’estensione a livello regionale del progetto Pronto Badante. E il bilancio è lusinghiero, con più di 9.000 telefonate al numero verde, 1.853 visite a domicilio degli operatori autorizzati e 1464 buoni lavoro attivati.
“Sono dati che confermano ancora una volta – afferma l’assessore a sociale, sport e diritto alla salute Stefania Saccardi – che il progetto risponde a un bisogno effettivo, che intercetta le esigenze concrete degli anziani e delle loro famiglie al manifestarsi di un primo momento di fragilità. Il caso tipico è quando il nonno o la nonna o un genitore si fratturano il femore, e dal momento del loro rientro dall’ospedale occorre rivoluzionare la gestione quotidiana. Oppure quando il nonno o la nonna o un genitore, fino a un certo momento pienamente autosufficienti e lucidi, di colpo ci accorgiamo che non lo sono più, e anche lì occorre riorganizzare la vita, quella degli anziani e la nostra. Ecco, Pronto Badante è un aiuto di ‘primo intervento’ in questo genere di situazioni”.
Tante le telefonate arrivate al numero verde 800 59 33 88 (attivo da lunedì a venerdì dalle ore 8 alle 18 ed il sabato dalle ore 8 alle 13) e tante anche le visite domiciliari che l’operatore autorizzato compie a casa dell’anziano entro 48 ore dalla chiamata.
“E anche questo è un momento importante – prosegue Saccardi – di rapporto diretto con l’operatore che diventa il punto di riferimento e l’anello di congiunzione con i servizi istituzionali e non, disponibili su un dato territorio. Come mi hanno confermato gli operatori, nel momento in cui vai a casa delle persone in difficoltà, riesci a entrare nella loro realtà e a dare una risposta a 360 gradi. E questo aiuta le persone e ne cambia l’approccio stesso ai servizi che, grazie alla componente fondamentale del volontariato, sono servizi di sostegno e di ‘sollievo’ per le famiglie”.
Significativo, per l’assessore, è anche il numero di quasi 1500 buoni lavoro attivati, che corrispondono a 440.000 euro, il che vuol dire che questo primo aiuto al manifestarsi della fragilità dell’anziano è stato utilizzato da quasi 1.500 famiglie, attivando un rapporto di lavoro, occasionale ma regolare in quanto comprensivo di oneri Inps e Inail, con un/una assistente familiare. “Siamo certi – conclude – che il progetto, attivato in tutte le zone distretto regionali, abbia tutte le credenziali per un ulteriore sviluppo, grazie anche alle considerazioni e proposte dei soggetti capofila che gestiscono gli interventi. E’ quanto ci auguriamo nell’interesse delle famiglie e degli anziani in difficoltà”.
“Il progetto, dopo una prima fase di rodaggio (non era così scontato avere immediata replica della fase sperimentale fiorentina in ambito regionale), ha adesso numeri e caratteristiche di pieno interesse”, commenta Ilario Fabri, direttore regionale dell’associazione Esculapio. “Continua ad essere un enorme laboratorio, denso di spunti, suggerimenti e analisi approfondite in quei momenti ove i servizi presenti sul nostro territori si incrociano e rivelano la vera necessità dell’utente. La presenza del numero unico si rivela ancora una volta la chiave del buon successo, così come la possibilità di avere in un’unica seduta tante informazioni normalmente reperite in sedi diverse. Da settembre partirà definitivamente anche il percorso di coinvolgimento e formazione delle associazioni di volontariato, rendendo così definitivo il quadro di servizi offerti e permettendo al progetto di avere numeri ancora più ampi”.
(Regione Toscana)

Qui (e nelle risorse correlate) tutti i numeri e le info su Pronto Badante regionale

In merito, il sindacato SPI CGIL ha diffuso il seguente comunicato:

COMUNICATO STAMPA
Calzolari: “Più contenuti, meno spot” “La qualità dei servizi di assistenza socio sanitaria domiciliare e territoriale non migliora automaticamente aggiungendo numeri verdi e consulenze”.
Più di 9.000 telefonate al numero verde, 1.853 visite a domicilio degli operatori autorizzati e 1.464 buoni lavoro attivati: sono i numeri del servizio “Pronto Badante” regionale diffusi oggi dall’assessore a Sociale, sport e diritto alla salute Stefania Saccardi. Significativo, per l’assessore, è anche il numero di quasi 1.500 buoni lavoro attivati, che corrispondono a 440.000 euro.
Fortemente critico invece il Sindacato Pensionati Cgil della Toscana. “Il servizio è stato attivato, nel 2014, in via sperimentale in alcune zone della Toscana centrale – dice Bruno Calzolari, segretario dello Spi Cgil Toscana con delega all’area sociosanitaria. Da subito, come Sindacato, abbiamo fatto presente all’assessore Saccardi che c’è una totale mancanza di equità nell’erogazione dei contributi previsti nella fase attivazione del rapporto di lavoro con l’assistente familiare (badante). Noi riteniamo profondamente sbagliato che il contributo economico (300 euro) venga erogato, in misura uguale per tutti, senza nessun riferimento alla situazione reddituale e patrimoniale della persona interessata e/o della famiglia”.
Lo Spi Cgil critica anche la mancanza di coinvolgimento: “Ci fu assicurato che finita la fase di sperimentazione saremmo stati chiamati per un bilancio ed una verifica sui risultati del progetto ma, nonostante le nostre insistenze, ciò non è avvenuto; anzi la Regione, con delibera 946 del 6 ottobre 2015, ha deciso di estendere il progetto a tutto il territorio regionale con un costo di oltre quattro milioni”.
Come sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil “abbiamo richiesto che al centro del progetto ci sia l’emersione del lavoro degli assistenti familiari, la loro qualificazione, con una formazione snella e sostanziale, e l’intreccio operativo con i servizi socio sanitari territoriali e con una partecipazione attiva del Medico di Medicina Generale. La qualità dei servizi di assistenza socio sanitaria domiciliare e territoriale non migliora automaticamente aggiungendo numeri verdi e consulenze”.
“L’assessore Saccardi – conclude Calzolari – è più interessata a valorizzare il numero dei contatti telefonici che ad affrontare un confronto serio nel merito dei problemi. Cosa accade infatti dopo l’assegnazione dei voucher? Qual è la qualità del servizio che riceve l’assistito? E il contributo economico erogato nel modo più iniquo che si possa immaginare non è offensivo nei confronti dei più poveri? Eludere questi interrogativi significa privilegiare gli spot rispetto ai contenuti e francamente dalla Regione Toscana mi aspetterei ben altro atteggiamento”.